![]() "Non inizia, non finisce, accade da tempi immemorabili, continuerà finché ci saranno degli esseri umani: è il mistero del teatro. Tragedia, dramma, commedia, effimero, performance, cerimonia religiosa, rito iniziatico, possessione sciamanica, atto di psicologia, rituale sadomasochista e molte altre manifestazioni in cui coloro che recitano diventano altro. Questa fuga dalla prigione dell'io è sempre, in qualche modo, la ricerca dell'immortalità, dato che il personaggio incarnato-essendo di natura prettamente spirituale-è un'entità liberata dall'estinzione. Interpretare Amleto o ricevere il potente Ogù in trance voodoo significa impregnarsi di un essere immaginario che, saltando di attore in attore, vince la morte. Noi stessi, rinchiusi all'interno di un ego terribilmente mortale forgiato dalla famiglia, dalla società e dalla cultura, sappiamo che siamo recitando, che non siamo quello che siamo ma quello che gli altri vogliono che siamo; sappiamo che la limitata personalità che in stato di veglia brandiamo come una maschera, quando dormiamo si dissolve come una nuvola. Dubito che esista una persona completamente soddisfatta di questo travestimento. Tutti sogniamo di essere qualcosa di più. La soddisfazione essenziale esiste solo in coloro che raggiungono l'illuminazione. Questo desiderio di essere qualcos'altro si incarna nel teatro; teatro che-quando si toglie dal suo limite e si estende come un balsamo ad ogni attività istrionica, sacra o profana che sia-ci offre l'opportunità di uscire da "noi stessi" per scoprire le molteplici possibilità dell'essere essenziale. Dopo molte esperienze sceniche, per me era diventato vitale conseguire un teatro che non fosse esibizionista-narcisista, quanto piuttosto un confronto con me stesso.Spettacoli che mi facessero affrontare il mio vuoto. Mi sentivo fuori da tutto, completamente in superficie, lontano, in cerca di un senso per la maschera che ero. In nessun modo una sfera il cui centro è in ciascuna delle parti e la superficie nessuna, ma una sfera dove la superficie è in ogni parte ed il centro in nessuna". L'opera teatrale completa di Alejandro Jodorowsky, dagli anni '50 e dai primi mimodrammi (che hanno reso celebre Marcel Marceau, col quale Jodorowsky ha lavorato dal 1955 al 1960) passa attraverso l'esperienza surrealista, l'effimero panico e l'avanguardia messicana, fino ad arrivare ai giorni nostri. |
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